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Quanto basta di cucina & altro

La ciambella emiliano-romagnola o bensone o pinza o buccellato, a volte senza buco, a volte quadrata, a volte come viene…

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Un classicissimo dolce rustico, parco di ingredienti e di fattura, adorabile nella sua semplicità: è una torta compatta e sgretolosa, con un leggero retrogusto di limone o di vaniglia, ideale da inzuppo (nel caffellatte e nel vino dolce),  ma che accompagna bene anche le macedonie e che in generale soddisfa la voglia di dolce senza essere “eccessivo”. Lo faccio da anni, partendo dalla versione di Marcella Hazan. Poi mi sono accorto che di fatto è presente in modo pressoché uguale in tutti i classici: Artusi, Boni, Gosetti della Salda (che dice di decorare il dolce con delle mandorle). Io ho provato tutte le versioni e sono tutte immancabilmente buone: un tuorlo in più o in meno, un goccio di latte in più o in meno… ecc… ma sempre di ciambella emiliano-romagnola trattasi.

A volte faccio una vera ciambella, arrotolando impasto attorno a una grossa scodella imburrata e infarinata, a volte ho versato l’impasto in teglia ottenendo una ciambella quadrata  (come nella foto), quasi sempre faccio dei filoni, come in questa versione.
Qui una versione con ripieno di marmellata d’amarene: buona ma bisogna diminuire lo zucchero nell’impasto e correggere la marmellata con buccia grattugiata di limone (ho anche provato con una crema-composta di prugne secche, messe prima a bagno in te molto zuccherato e poi passate al magimix)(tutta la frutta secca tipo uvetta & va sempre fatta macerare in liquidi molto zuccherini, altrimenti il loro zucchero passa al liquido non zuccherato di macero e perdono di sapore/oppure in liquore ovviamente, da poi usarsi nell’impasto).
Ho provato molte combinazioni di farina: solo farina bianca, integrando con farina integrale, a volte con qualche cucchiaio di farina di segale o di mais, a volte facendo metà farina bianca metà fecola. Funziona sempre.
Ho provato ad aggiungere buccia d’arancia, a volte delle spezie, a volte dei semi d’anice ecc.. avete capito…
Questa la versione di Artusi. Questa è una bella versione che non ho ancora provato ma la cui fonte di provenienza mi intriga molto e che ha anche il miele come ingrediente (e l’olio extravergine d’ oliva/ricordiamoci che l’olio di Brisighella è fra i più illustri d’Italia)

Aggiornamento: Ho provato versione ultimo link, dal libro Cucine di Romagna: ottima, forse la migliore (bello quell’uso di olio e burro). non ho dovuto usare il latte. ho impastato su spianatoia come fosse pasta frolla, usando anche 10%farina integrale/ ho anche rispettato quel riposo di 30 minuti:effettivamente filoni crescono (ah sì certo: ho fatto filoni e non la ciambella col buco indicata dalla ricetta)

Questa è invece la  la versione della Carla (riporto verbatim) – molto ricca (stef: non ancora provata)

3 uova
300 zucchero
300 farina
Latte QB (mezzo bicchiere)
150 burro (fatta anche con 200 ottima; scioglierlo prima)
lievito (vanigliato)
Scorza 1 limone

Nell’ordine unire e montare. Infornare a 180°
Cuocere per 40′ (col mio forno 50).Brucia facilmente
Se non brucia è paradiso
Alcuni prima di infornare spargono zucchero sopra per formare crostina: a me non piace, è una cosa differente.

 

Written by stefano arturi

15/01/2016 at 22:33

Posted in dolci

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16 Responses

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  1. Mmmm quanto mi piace questa torta rustica e tanto gustosa….. annoto la ricetta, grazie!!

    speedy70

    09/02/2016 at 22:33

  2. Secondo me non c’é tanto burro… praticamente una frolla zuccherosa a forma di torta. Qui in puglia si fa un impasto simile, ma con olio, si stende,farcisce con marmellata e si arrotola. Non lo mangio da molto, chissá perché il bensone me lo ricorda🙂 a risentirci stefano

    giulia pignatelli

    16/01/2016 at 22:33

  3. Ma ciao! Sai che mi sono sempre chiesta perchè la chiamino ciambella (anche i toscani se non erro) quando in realtà molto spesso non lo è per niente? comunque.. questo sembra un dolce molto semplice in realtà credo occorra un buon “tocco” altrimenti si rischia di rendere il dolce stopposo o secco. Pare che una volta lo utliizzassero (al posto del pan di spagna, e i savoiardi per carità!!!) per fare la zuppa inglese.
    (io avevo una nonna fiorentina che è venuta a mancare quando io ero bambina, me la ricordo appena quindi… e queste sono chiacchiere riportate, non so quanto ci sia di vero.. io sono piemontese :-)) poi è uno di quei dolci dalle mille varianti familiari.. io le assaggerei volentieri tutte😉 buon week end

    Batù Simo

    15/01/2016 at 22:33

    • no simona, assicuro: non richiede grandi abilità tecniche. ovviamente se nella versione scelta c’è poco burro, il dolce risulta più asciutto (che a me piace molto)…. ma, anche se la maltratti…sempre buona è, anche perché è veramente molto basic…direi che ad esempio, riferendomi alla cucina piemontese, la pastine di melissa/tutte le frolle con fioretto di mais sono più difficili da maneggiare. qui si tratta di mescolare. ciao
      ste

      stefano arturi

      15/01/2016 at 22:33

  4. Ma che bello! Sai che proprip una settimana fa i miei genitori mi hanno riportato una ciambella da Ravenna e non mi capacitavo che, pur chiamandosi così, avesse la forma di un filone di pane. Ho fatto una rapida ricerca e ho capito che invece è tipica. In quel caso era farcita con una sorta di marzapane (l’hanno chiamato così ma penso fosse un mix di mandirle uova e latte) ed era molto buona. Mi ispira molto la versione con il miele e anche quella con le prugne secche.
    Il trucco di ammollare la frutta secca in liquidi zuccherini non lo conoscevo! A volte l’ho ammollata anche in acqua. ..che sciocca.
    Grazie, un caro saluto.

    panelibrienuvole

    15/01/2016 at 22:33

    • io mi rifiuto sempre di ammollare l’uvetta nell’acqua e quando uso liquore poi lo schiaffo, ma non avevo mai riflettuto; ora capisco che bisogna zuccherare anche per me rivelazione preziosa

      artemisia

      21/01/2016 at 22:33

  5. la ricetta dell’ultimo link prevede poco burro e olio. io non ho mai provato la ricetta della Carla perché già so che per il mio palato troppo dolce: ma l’ho riportata in quanto esempio di cucina di famiglia locala (carla è di Imola) + per me la ricetta di artusi è molto buona e anche li a volte diminuisco lo zucchero. s (ti ricordo che sul tuo blog Vincenzo tu hai ottime ciambelline al vino!)

    stefano arturi

    15/01/2016 at 22:33

  6. ciao, Stefano, grazie! Proprio oggi lamentavo la sparizione degli adorati savoiradi sardi dagli scaffali del mio supermercato. Potevo pensarci anche io a farmi un bel dolce da colazione, ma con la testa di questo periodo senza il tuo post non ci avrei mai pensato (pensa come stiamo messi qui…). Proverò, ma tutto ‘sto burro un po’ mi frena. A presto, v.

    borghis68

    15/01/2016 at 22:33

    • se ti frena l’olio prova con l’olio, secondo me funziona lo stesso😉

      martuzza

      15/01/2016 at 22:33

    • …riscrivo anche qui: Vincenzo: nel tuo blog tu hai ottime ciambelline al vino, perfette per colazione + concordo con Marta: questa torta viene anche con olio

      stefano arturi

      15/01/2016 at 22:33

      • Proverò magari a ridurre il burro o usare l’olio d’oliva, con una buona rapata di limone, come dice la ricetta in uno dei link, e che mi piace assai come espressione. Sì, lo so, potrei fare i tarallucci al vino, ma è che faccio sempre quelli, ma con un benzone romagnolo/emiliano a colazione la giornata mi prenderebbe quota con tutt’altro slancio, penso io

        borghis68

        15/01/2016 at 22:33

        • arghh scusate ho scritto il primo “olio” al posto del burro, spero si capisse lo stesso il mio commento, si vede che proprio il burro ormai non lo penso più🙂

          martuzza

          17/01/2016 at 22:33

          • ciao marta.. come procede la tua cucina vegana? hai cose da condividere, nel senso di nuove scoperte? ciao e grazie
            s

            stefano arturi

            19/01/2016 at 22:33

            • ah, stefano, (ciao!), non mi sfruculiare, sono ancora in pieno fermento di scoperte ma… non saprei scegliere cosa possa davvero interessare chi vegano non è! Magari ci penso…
              Comunque per Natale mi sono fatta regalare alcuni libri veramente eccellenti, tra cui “Veggiestan” (ricette vegetariane, non necessariamente vegane) di Sally Butcher (hehehe ironia della sorte!), suggerito da Alice di Kitchen Bloody Kitchen, poi “Kansha: Celebrating Japan’s Vegan and Vegetarian Traditions” di Elizabeth Andoh e “Vegan Richa’s Indian Kitchen” di quella genialona di Richa Hingle… se interessa quel tipo di cucina, sono certamente da consigliare. Bye!

              martuzza

              19/01/2016 at 22:33

              • grazie per suggerimenti, alcuni conoscevo, mentre il libro sul giappone ignoto + concordo sito di Richa ha cose buone e da settimane mi sono segnato una sua torta cioccolato vegana. se faccio ti farò sapere. ciao

                stefano arturi

                20/01/2016 at 22:33

                • La torta semplice rettangolare? Mah, mi sembra più una cosa semplice per la merenda dei bimbi, comunque certo se la fai, fammi sapere che ne pensi. Io di lei finora solo fatte cose salate. Ieri ho fatto la granola al cioccolato di Peaceful Cuisine (Ryoya) che teoricamente sarebbe per la colazione dei bimbi ma ce la stiamo finendo tutta noi quant’è buona!😛🙂 Pure velocissima da fare. Ari-bye.

                  martuzza

                  21/01/2016 at 22:33


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