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Quanto basta di cucina & altro

Biscotti al vino, olio e mandorle … di fatto vegani ma ottimi!

with 11 comments

In questi ultimi mesi ho sperimentato molto con la pasticceria vegana, per curiosità. I risultati sono stati quasi sempre deludenti e finiti spesso in pattumiera. Un giorno però mi sono ricordato delle ottime ciambelline al vino della cucina laziale e dopo averle rifatte, ho poi iniziato a sperimentare su quel tema. Alla fine sono arrivato a questi biscotti al vino, olio e mandorle (ricordano in cantucci infatti) che mi sono molto piaciuti.  Sono aromatizzati con semi di finocchio ma anche con un leggerissimo sentore di cannella; al posto del vino bianco, che raramente ho aperto proprio quando mi serve, uso un vermouth ultra secco. Si sgranocchiano che è una delizia.

Biscotti al vino, olio e mandorle
150 g mandorle con la buccia, tostate e tritate grossolanamente (ho anche provato mandorle e pinoli, ma il risultano mi è piaciuto meno)
50 g farina integrale
400 g farina 00
½ cucchiaino di sale fino
2 cucchiaini di lievito per dolci o ammoniaca per dolci (questa rende i biscotti più friabili)
120 g zucchero
la buccia grattugiata di 1 limone o di 1 arancia
2 cucchiaini di semi di finocchio, tostati e tritati
¼ cucchiaino di cannella
100 ml vermouth bianco secco (o vino bianco secco o grappa)
150 ml olio, metà extra vergine d’olive e metà di semi
1 cucchiaino di estratto di vaniglia
¼ cucchiaino di estratto di mandorle

Portare il forno a 180º.
Mescolare gli ingredienti liquidi.
Mischiare gli ingredienti secchi.
Versare gli ingredienti liquidi su quelli secchi e mescolare fino a che si sia formato un impasto morbido, aggiungendo come al solito un po’ di vermouth o di farina se il tutto risultasse troppo asciutto o appiccicoso. Lavorare l’impasto per qualche minuti e dividerlo in due. Di ogni parte, fare due filoni di circa 30 cm x 5 cm.
Trasferirli su una placca rivestita da carta forno e cuocerli per  30 minuti. Rimuoverli dal forno,  abbassare la temperatura a 110º C e farli riposare per 30 minuti.
Usando un coltelo da pane seghettato, affettare diagonalmente i due filoni in modo da ottenere dei biscotti.
Trasferire i biscotti su due teglie rivestite di carta forno e farli biscottare per una quarantina di minuti. Farli raffreddare e conservarli in una scatola di latta, dove si mantengo  almeno per un paio di settimane.

 

Note
e se provassi anche con le noci, usando olio di noce?
nocciole? forse troppo assertivi?

Sperimentazioni dolci vegani: a dirla tutta ho letto e sto leggendo molto sul veganesimo e sullo stato attuale della produzione dei cibi di origine animale e sto cercando di ridurre sempre più gli ingredienti di origine animale nella mia cucina quotidiana, anche se non penso, ad ora, di volere diventare vegano. Questo è un “discorso tra me e me” iniziato molti anni fa, altalenante ma sempre presente, che continuerà ad evolversi, ne sono sicuro. Il mio mangiare è al momento (da anni) quello che qui si definisce “plant based”, essenzialmente vegetariano, spesso vegano. Non rinuncio ad oggi alle acciughe sulla pizza, al burro e al parmigiano nel risotto. In ogni caso, non è di questo che voglio parlare in questo post, ma semplicemente condividere questi ottimi biscotti. Vi invito però a informarvi soprattutto sullo stato attuale dell’industria casearia (come viene prodotto il latte? come vengono trattate le mucche? cosa succede ai vitelli maschi?).

 

 

Written by stefano arturi

04/05/2018 at 22:33

11 Responses

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  1. Ciao Stefano, finalmente ho fatto questi tuoi biscotti simil cantucci e sono proprio proprio buono.
    Friabili, non troppi zuccherosi e con quelle mandorle che li caratterizzano.
    Per rispondere veloce veloce a quanto scrivi sulla morte degli animali ( sante parole scrivi), ultimamente ho visto un documentario nel quale si parlava di una morte relativamente etica, diciamo così.
    Infatti l’animale (ho visto mucche) viene ucciso da un “cecchino” esperto direttamente al pascolo. La mucca crolla fulminata, le altre guardano e poi continuano a brucare….
    Certo che questa morte subitanea e diciamo “indolore” si può applicare solo su piccola scala. Insomma la questione non è risolta, però ho letto che qui ( in Svizzera) ci sono alcuni “cecchini” diplomati che fanno questo mestiere accordandosi con l’agricoltore. Affaire à suivre…
    Cordiali saluti
    Elena

    Elena

    16/06/2020 at 22:33

    • ciao elena e grazie. Me li ero dimenticati. sto un poco trascurando il blog e non lo bazzico come dovrei col risultato che mi dimentico delle cose fatte, come questi biscotti… che voglio rifare.
      sicuramente una morte meno cruenta per gli animali è possibile. mesi fa parlavo con uno dei contadini al mercato dei contadini locali e lei mi diceva che ad esempio accompagnava ogni sua mucca, una a una, al macello, dove veniva uccisa molt velocemente e senza che le altre mucche vedessero…. ecco, però già solo a scrivere la parola “uccisa” mi prende crampo allo stomaco: ma questa è la realtà. io non ho risolto la mia posizione ipocrita: cerco sì di mangiare meno carne e ci riesco senza problemi di solito, ma poi faccio uso di latticini (sopratutto yogurt e parmigiano) che sono il rovescio della medaglia della stessa questione…Penso comunque che per moltissimi la via possa essere appunto quella di un consumo limitato e consapevole di prodotti animali.. ciao e grazie per il feedback e il commento. ste

      stefano arturi

      17/06/2020 at 22:33

  2. Aggiungiamo una parola sulle uova: in Italia c’è ancora poca coscienza del ,significato dei codici stampati sul guscio, e quasi nessuno pensa che il 3 significa praticamente galline tenute in camere di tortura. In Germania, dove vado abbastanza spesso, si trovano praticamente solo le 0 e 1 (galline libere o all’aperto). Dobbiamo credere poi all’onestà dei produttori? Beh, non abbiamo scelta.

    b13ne

    29/06/2018 at 22:33

    • …a dire il vero l’ignoranza regna sovrana anche qui… e io stesso non è che poi alla fine ne sappia così tanto (ad esempio: quali sono i pesticidi ammessi nel biologico, oppure, come avviene la macellazione degli animali? – mia ultima fisima)… io per andare sul sicurissimo compro solo uova bio… sul credere oppure no: io sono della scuola che bisogna dare fiducia, altrimenti uno non vive più e poi perché penso che la maggior parte del prossimo è “sano”: ovviamente tengo sempre occhi bene aperti.

      stefano arturi

      30/06/2018 at 22:33

  3. Purtroppo quelli che non sfruttiamo crudelmente li minacciamo di estinzione. Stefano, siamo troppi. Meglio parlar di ciambelle….

    Artemisia

    19/05/2018 at 22:33

    • ciao artemisia
      io penso che quello che possiamo fare noi tutti, nel piccolo, è di usare i prodotti di origine animale in modo molto più consapevole, ovvero limitandoli a preparazioni che abbiano veramente un senso: no ai dolci “stupidi”, no ai condimenti eccessiv e/o inutili (vedi l’inutile burro per tastare il riso del risotto; il burro, nel risotto, io lo metto solo alla fine per mantecare), no ai prodotti di chiara insalubre origine (penso a certi affettati e formaggio plasticati del supermercato, luogo che tra l’altro io non demonizzo, anzi). Noi usiamo solo latte intero ad esempio, ma ho anche imparato ad apprezzare certi latti vegetali per preparazioni tipo porridge o frullati di frutta… come dire: piccoli passi, piccole gesti individuali che poi nel complesso ecc ecc ecc… ciao, stefano

      stefano arturi

      19/05/2018 at 22:33

  4. Mi piacciono le ciambelline al vino e questi biscotti mi sembrano un’ ottimo alternativo. Aggiungerei delle mandorle con la buccia intere per imitare un po’ di piu’ i cantucci.

    StefanGourmet

    13/05/2018 at 22:33

    • 🙂 io raramente le sbuccio, confesso.. a meno che si tratti di un bianco magiare o simile (blancmange)

      stefano arturi

      13/05/2018 at 22:33

      • Da noi le mandorle già sbucciate sono più reperibili que quelle con la buccia.

        StefanGourmet

        13/05/2018 at 22:33

  5. Buongiorno, sono assolutamente d’accordo con te, mi fa molto piacere leggere queste tue riflessioni su come vengono trattati gli animali. …..( per non parlare dei pulcini maschi….)
    Anch’io non rinuncio a prodotti di origine animale (anche se ne uso pochissimi) ma quello che è importante è fare delle scelte etiche e avere la certezza che ciò che si consuma proviene da allevamenti dignitosi nel rispetto degli animali.
    Proverò sicuramente questi dolcetti, buona giornata,
    Elena

    Ferrari-Pini Elena

    11/05/2018 at 22:33

    • ciao elena… io sono in una fase di transizione, forse.. non sono mai stato un gran carnivoro, ma da anni mi interrogo sempre più sullo stato della “produzione animale” (orrido termine): su come trattiamo gli animali in vita e in morte. Purtroppo tra l’altro, mi sembra, ma non ne sono sicuro perché sull’argomento si legge poco e poca informazione si trova, anche quando gli animali hanno avuto una bella vita, è proprio il momento della morte, gli ultimi minuti, ad essere di terrore: il tutto legato a molti fattori, non da ultimo la riduzione dei macelli e la lore centralizzazione.: gli animali spesso devono viaggiare a lungo, in ambienti che non sono il massimo, prima di giungere a destinazione… da cui stress e paura…quindi fino a che non si riuscirà a regolamentare seriamente il momento della morte, anche molti sforzi fatti prima (di garantire all’animale una vita sana), si riducono di portata… d’altro canto come soietà parliamo molto poco di morte: in fondo, se ne parla pochissimo anche in riferimento agli anziani, la cui fine è spesso misera: strano, no? come società facciamo moltissime per i nostri primi anni di vita, quando siamo neonati e bambini, ma poi spesso gli ultimi anni sono “nascosti”, ne parliamo poco, dei problemi che la vecchiezza porta, del momento fondamentale che è la nostra morte… mah…
      —- io sto sperimentando con questo modo di interfere la cucina: dove posso eliminare o ridurre grandemente i prodotti di origine animale senza alterare il gusto, l’identità di un piatto?.. territori ancora poco esplorati.. gironi fa ho provato una maionese fatta con una polentina di farina di ceci che, se usata in piatti composti, tipo insalata russa o l’inglese/americana egg salad, o spalmata in un panino, non è per nulla cattiva, mentre mangiata da sola, tipo per intingerci le verdure crude.. no, la differenza si avverte abbastanza chiaramente/oppure uso per il cappuccino o caffellatte del mattino un particolare latte di avena che sopporta bene il calore e si può schiumare (marca Oatly, se interessa).. ciao e a presto, ste

      stefano arturi

      11/05/2018 at 22:33


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