qbbq

Quanto basta di cucina & altro

Lemon solids or cream – delicatezze fine Settecento inglese

with 25 comments

Come si può dedurre dalle mie lunghe assenze, ho purtroppo poco tempo per il blog: si sta avvicinando la stagione pazza del 6su7giorni a 14epassa ore al giorno e siamo sempre più indaffarati (il che, ahimè non si traduce automaticamente in “più soldi”)…Mi manca molto la scrittura: questo sogno ha anche un lato mostruoso: assorbe tutte le energie e  non ho tempo, né  spesso energia, per fare altro (e si che dovrei mettermi all’opera per una possibile nuova edizione di Puddings,…): bello indubbiamente tentare di realizzare i propri sogni,ma, senza fare il martire,, ammetto che si rischia anche di pagare un prezzo molto alto..mah, boh!… speriamo che me la cavo, direi (e confesso che nonostante quello che leggo sui giornali, a me manca molto l’Italia, la mia città, i miei amici, la mia lingua + qui si lavora ma “non è casa”). “Bisogna costruire e a mettere mattoni si fa fatica. ma fa bene…” mi diceva la mia cara dottoressa…: per carità concordo al mille per mille, ma a volte questa “fatica” è veramente tanto, tanto faticosa…  fine della lamentatio.

Il poco tempo si riflette anche nella attività di cucina: siamo sempre alla ricerca di  cose buone ma che si facciano in fretta e facili.
Dal mio English Puddings, un dolce facile facile,  dall’intenso sapore limonoso che, con la fantastica double cream inglese è veramente un gioco da ragazzi.Quando lo provai con la panna italiana i risultati furono buoni ma non eccelsi, suppongo a causa del minore contenuto di grassi nella nostra panna: che si possa fare con metà panna e meà mascarpone? La double cream inglese ha circa il 48% di grassi.

E’ una di quelle frivolezze tipiche della cucina georgiana inglese di fine settecento: una crema al limone, falsamente leggera. Oggi viene spesso chiamata col nome di Lemon Posset: questa però è una denominazione moderna: nelle mie ricerche per English Puddings non mi sono mai imbattuto in una ricetta simile che avesse quel nome: tradizionalmente i posset erano delle bevande a base latte, che venivano poi cagliate con vino o birra (e spesso anche speziate)(di fatto dei mangia & bevi, come descritto qui).

Lemon Solids – La crema di limone
Il nome inglese non è molto invitante (‘solidi di limone’) eppure questo è una crema deliziosa, un altro esempio della raffinatezza della cucina inglese del XVIII secolo. È ricca ma asprigna allo stesso tempo.

Per 6-8
La buccia grattugiata e il succo filtrato di 3 limoni
600 ml panna (double cream)
100 g zucchero (caster sugar)
1 foglia d’alloro fresco
25-50 g di amaretti

In una pentola pesante unite la panna, la buccia di limone, lo zucchero e l’alloro. Scaldate a fuoco dolce, scoperto, fino a che accenni a bollire, mescolando di tanto in tanto.
Allontanate dal fuoco. Quando la crema è tiepida aggiungete il succo di limone. Mescolate e versate la crema in tazzine (o nelle ora fuori moda coppe di cristallo per champagne) , in cui avrete precedentemente sbriciolato gli amaretti. Fatele raffreddare e mettetele in frigo per almeno 24 ore.

Dei biscottini croccanti (magari di mandorla) ci starebbero proprio bene assieme (anche tipo cantucci… poco British, ma buon accostamento).

Written by stefano arturi

30/04/2013 at 22:33

Posted in cucina veloce, dolci, libri, Lyme Regis

Tagged with , ,

25 Responses

Subscribe to comments with RSS.

  1. Quanto hai ragione, è che secondo me a furia di sentirsi dire che la loro cucina fa schifo (che poi non è per niente vero, ma pare che sia uno di quei luoghi comuni inattaccabili) hanno finito per convincersene pure gli inglesi e così per forza di cose si vedono costretti a rinnegare le loro origini per piegarsi a un cappuccino che poi magari gli resta pure sullo stomaco (è una certezza visto che lo bevono CON TUTTO). Nel frattempo mi hai fatto venire l’acquolina, prima che arrivi il caldo proverò a fare la crema di limone, in barba alla prova costume. PS: Fantastico anche il tuo librino sulla schiscetta (è grazie a quello che navigando ho scovato con mia grandissima gioia il tuo blog), che mi ha salvata da orridi panini plastificati in tante pause pranzo – sei un genio e hai la penna magica, dovresti scrivere di più.

    Serena

    07/05/2013 at 22:33

    • grazie… schiscetta è un librino che mi ha molto, molto diveritio.confesso che li dentro c’è forse la mia cosa preferita: la “ricetta” del pane e salame: una di quelle pagine che mi è costata ore e ore di scrittura…. e a cui sono molto affezionato. grazie per i complimenti esagerati ovviamente: il genio qui sapessi quante cazzate fa ancora in cucina e fuori… mi manca molto la scrittura e spero di riprendere. ciau. ste

      stefano arturi

      08/05/2013 at 22:33

      • va bene mi hai convinto…e non con il pane e salame (sono vegetariana🙂 )
        prendero` anche quello sulla pausa pranzo, magari domani che devo viaggiare.

        Claudia

        08/05/2013 at 22:33

        • ah ah ah.. a dire la verit mi riferivo solamente all’aspetto “di scrittura”. cmq… che dire– l’autore ringrazia per la copia acquistata! st

          > Date: Wed, 8 May 2013 11:44:28 +0000 > To: stefanoarturi@hotmail.com >

          stefano arturi

          08/05/2013 at 22:33

  2. sottoscrivo il post di serena.
    Fino a che non troveremo anche noi il coraggio (perchè la voglia c’è già) fatelo anche per noi!!!
    ps.
    pudding in arrivo😀

    Claudia

    05/05/2013 at 22:33

    • hum…. non so….coraggio o un mix di circostanze favorevoli…. io, lo confesso, sono però uno di quelli che abitano all’estero e a cui manca molto “o paese”: nel senso che mi manca molto quel modello di vita che ancora in Italia c’è, o quanto meno io avevo anche in una grande città come Mi: la dimensione del quartiere, conoscere e parlare con i miei negozianti, la passeggiata con capuccino e brioche certe domeniche mattina di primavera, il cinema al primo spettacolo delle sei con gli amici… i miei mercati… : in Italia la situazione è catastrofica MA allo stesso tempo (e mi ci sono voluti anni e anni di analisi per iniziare a convincerlo) ci sono anche molte micro-realtà belle: è a volte troppo facile abituarsi al brutto, alla depressione collettiva: come dire: a volte avere la forza e il coraggio di sapere vedere le micro capsule di bellezza e luce richiede altrettanto coraggio e forza e intelligenza e cuore….
      … io me ne sono andato per costruire un progetto ma non penso che in Italia sia tutto negativo, anzi…certo viverci è molto, molto difficile.. ma ci sono anche “premi del cuore” che il vivere all’estero non da, quanto meno non da a me.
      a presto e fammi sapere se i pudding ti piacciono.
      ste

      stefano arturi

      08/05/2013 at 22:33

  3. Ciao Stefano, la tua piccola lamentatio è molto saggia e tanto tanto vera… è un sollievo leggere finalmente qualcuno che non minimizza la fatica di realizzare un sogno. Il tuo blog mi piace proprio per questo: sa di un’avventura verissima alla conquista di cose belle e rare, rese ancora più preziose dalla fatica che ci sta dietro. Sei molto coraggioso e bravo e curioso, ce la farai. E anche se alla fine decidessi di mollare, avrai l’onore e il merito di averci provato con passione e testardaggine. Sento spesso persone che si lamentano della loro routine e del nostro paese e sognano di andare all’estero a cambiare vita, ma credo che spesso sfugga il concetto fondamentale che niente è facile, né qui né altrove. Non vedo l’ora di leggere la nuova edizione di English Puddings (ho tanto amato e regalato quel tuo libro!). Buon Primo maggio con un po’ di ritardo! Un abbraccio, Serena

    Serena

    04/05/2013 at 22:33

    • ciao serena
      grazie, grazie per il bel messaggio! Hai ragione: nulla è facile e, frase da bacio perugina (di cui io comunque sono molto goloso) bisogna conquistarsi tutto. Io spesso ci guardiamo negli occhio, io e il Paolo, e ci chiediamo: ma chi c’è la fatto fare.?! ma poi, per ora, prevale la voglia di fare e il divertimento che ancora abbiamo in cucina e in sala. Sul nuovo Pudding… mi piace l’idea di rivederlo, di correggere alcune cose, e magari di fare delle foto.. vediamo che succede…tra altro qui sto trovando altro interessante materiale sulla cucina inglese tradizionale e ribadisco che veramente si tratta di un paradiso perduto, soprattutto nell’ambito dei dolci. certo loro oggi, la maggior parte di loro diciamo, hanno completamente perso di vista la loro cucina e fanno quasi tenerezza quando chiedono capuccino (che io comunque non servo) a tutte le ore, alla disperata ricerca di una mediterraneità che non capiscono proprio non gli appartiene…fa anche un po’ tristezza però avvertire che un popolo abbia così radicalmente e diffusamente perso il contatto con le proprie radici – e spesso mi incazzo anche pure e molto: ma come io che sono italiano nel mio locale ti offro te fatto come si deve, non nella bustina, ma fresco e in foglie, con acqua bollita di fresco, con la teiera, il colino, le tazze di porcellana (e non gli orridi mugs) e tu, inglese, vieni e mi chiedi: capuccino e flat latte???? vabbè… allora ditelooo!!!🙂

      stefano arturi

      04/05/2013 at 22:33

  4. non so come mai non ho scoperto prima il tuo blog…
    ..ora comunque non lo mollo.
    Chissà che riesca anche a venire al The MIll…pensare che ultimamente sono stata a Bristol più volte l’anno!

    in bocca al lupo

    Claudia

    Claudia

    02/05/2013 at 22:33

    • ciao claudia…benvenuta… anche tu in uk o ci vieni per vacanza-lavoro? Io mai stato a Bristol… di fatto io mai stato quasi da nessuna parte, da queste parti… com’è? ste

      stefano arturi

      02/05/2013 at 22:33

      • ciao Ste
        sono romana (de’ Roma) ma trapiantata da qualche hanno nella ridente cittadina di Gallarate nei pressi di Malpensa. per lavoro viaggio moltissimo ma a bristol venivo spesso per vedere una carissima amica che fino qualche mese fa viveva là.
        immagino che adesso con il ristorante non riesca a muoverti tanto ma dopo tanto tempo in uk un occhio in giro lo darei😉 bristol è una cittadina viva e non priva di stimoli, poco distante c’è anche Bath, un piccolo gioiellino anche se spesso congestionato dai turisti, dove ci sono delle terme naturali costruite sulle antiche terme romane che non ti aspetteresti di trovare lì ma molto piacevoli…se poi vinci alla lotteria, a bath c’è anche la Cookery School di Bertinet, il merlino del pane fatto in casa, quello dello “slap and fold” che spatascia la massa sul tavolo fino a farne un miracolo lievitato😀 ma son certa che lo conosci già…e poi, considerando le foto del tuo pane non credo che tu abbia bisogno di lezioni🙂
        vado ad impastare un po’ anch’io…dopo 10 ore di lavoro è il mio calmante preferito.
        a presto
        cla

        Claudia

        02/05/2013 at 22:33

        • che coincidenza… stasera al supper club abbiamo fatto “cacio e pepe”! – molto buono, con le penne rigate per dato che sono stanco di vedere gente che taglia spaghetti e bucatini col coltello per raccoglierli poi con il cucchiaio.grazie per le dritte: di bristol mi hanno parlato in molti, mentre almeno a bath ci sono stato e me la ricordo molto carina (e poi fanno la buona sally lun o simile… pan brioscia di fatta🙂 ) – bertinet: s certo conosco, ma devo ammettere che su di me la sua tecnica non funziona: provato alcune volte e l ho trovata poco efficace.ma suppongo sia io… io mi trovo con lo stretch and fold di peter reinhart, fino ad ora la ricetta migliore che abbia mai provato (la sua baguette a l’ ancienne)ciao steps: concordo: fare il pane meglio del prozac

          > Date: Thu, 2 May 2013 20:08:06 +0000 > To: stefanoarturi@hotmail.com >

          stefano arturi

          03/05/2013 at 22:33

          • avevo visto la “Cacio e pepe” nel Menù della settimana…anzi con molto cacCio :-p

            io sono ancora una pivella della panificazione ma grazie ai Maestri nostrani (Paoletta & Adriano) sto migliorando di corsa…nulla da invidiare a bertinet o reinhart😉

            notte cla

            Claudia

            03/05/2013 at 22:33

            • s paoletta e adriano sono bravi, ma ti consiglio anche una lettura di reinhart per un approccio diverso: se non erro adriano fa quasi tutto a macchina, mentre il bello dello stretch and fold che, su piccoli e medi quantitativi, la macchina proprio non necessaria, secondo me. loro sono molto bravi sui lievitati dolci e anche su alcune pizze, ma come nozioni di base sul pane secondo me vanno integrati con approcci diversi. se ti interessa il perch e percome della lievitazione, reinhart e hamelman sono abbastanza imprescindibili (di contro il panettone di reinhart non buono. io faccio (o meglio) fatto quelle delle simili e mi sono trovato molto meglio)s

              > Date: Thu, 2 May 2013 22:50:02 +0000 > To: stefanoarturi@hotmail.com >

              stefano arturi

              03/05/2013 at 22:33

              • buongiorno ste, sull’uso della macchina hai ragione…piu` mi intruglio le mani piu` mi rilasso🙂
                P&A mi hanno aperto a nuovi concetti e il grande vantaggio con loro sta nello scambio diretto di informazione dubbi e domande e nella possibilita` di impastare spesso assieme. le ricette sono in continua ricalibrazione e loro sono sempre stra-disponibili…e poi il loro panettone e la loro colomba sono una vera libidine😀
                hamelman ammetto di non conoscerlo ma mi documento subito…il libro di reinhart e` gia` in ordine, assieme al tuo :p
                qui pioviggina, spero che da te vada meglio
                buona giornata
                cla

                Claudia

                03/05/2013 at 22:33

                • s concordo… loro sono appassionati e ben disposti.. se hai preso reinhart, hamelman pu aspettare tranquillamente. cmq trovi un sacco in rete. io uso spesso questo sitothefreshloaf.co.uk molto molto buono. un altro valido l’americano wild yeast.com.ma su cose dolci nostrane lievitate, tieniti su adriano e paoletta direi… sulla pizza: adriano bravo, ma guarda anche questo: serious eats_the food lab: digita pizza e vedi un mondo di dritte quante a modi diversi di cuocerla. non sto dicendo che sono migliori, semplicemente che vale la pena conoscere. inoltre se bazzichi il sito gennarino, cerca di messaggi di Lungo (marco lungo): se ne intende (io non ho mai provato le sue cose, ma leggo i suoi messaggi con interesse dato che evidente la sua conoscenza). io uso la pizza di peter reinhart e mi trovo bene…ma ammetto anche che per me ogni pizza buona, quasi anche quella surgelataqui sole. io reduce da 15 kg di agnello in agrodolce… e cacio e pepe ovviamente, che anche qui piace molto (io uso penne rigate per perch non ne potevo pi di vedere inglesi che tagliavano gli spaghetti_bucatini & co con coltello per poi raccoglierli col cucchiaio!poi mi saprai dire se ti piace il mio librino (quale hai preso? English pudding o Pausa Pranzo?)s

                  > Date: Fri, 3 May 2013 07:58:41 +0000 > To: stefanoarturi@hotmail.com >

                  stefano arturi

                  03/05/2013 at 22:33

  5. Come faccio a resistere? Lo devo fare!!!!
    A quanti km di corsa corrisponde piu` o meno????
    E una domanda:ho fatto il chutney di cipolle rosse, muscovado e aceto balsamico, da accompagnare allo Stilton (ricordi?) ma mi sa` che e` un po’ troppo caramellato, cioe` un po’ troppo solido…Deve essere cremoso un chutney? A pezzettoni o uniforme?
    Ti auguro di poterti presto chillaxare un po’.

    scake

    01/05/2013 at 22:33

    • Quell’alloro nella crema e` commovente…davvero!

      scake

      01/05/2013 at 22:33

    • le chutney sono come delle marmellate dense… ma non ti preoccupare. al massimo un cucchiaio di acqua calda e risolvi tutto… a pezzetti, dipende quanto grosso-piccolo hai tritato il peperone e le cipolle. ma … come dire…. non siamo talebani… non esistono regole fisse in questi casi, direi. ciau
      ste

      stefano arturi

      01/05/2013 at 22:33

    • ps: 25 km di corsa sui ginocchi sui ceci in salita e senza acqua alla fine – naturally…🙂

      stefano arturi

      01/05/2013 at 22:33

  6. questa l’ho provata ed è davvero molto buona! hai fatto bene a lamentarti, a volte ci vuole e fa bene, come lavorare tanto! Buona giornata!

    giulia2013

    01/05/2013 at 22:33

    • ero io…

      giulia pignatelli

      01/05/2013 at 22:33

      • 🙂 — ah, bene. allora anche con la panna italiana il tutto si rassoda… sono anni che non l’ho provata con la nostra panna. ciao e buon primo maggio a tutti by the way!

        stefano arturi

        01/05/2013 at 22:33

  7. Adoro le ricette dei tuoi dolci inglesi pannosi! Qui, sarà che in California la gente è più calorosa degli inglesi, devo ammettere con sgomento e un po’ di vergogna che dopo un anno dal trasferimento l’Italia per adesso non mi manca…

    supercaliveggie

    01/05/2013 at 22:33

    • se e quando hai tempo. mi racconti un po’ come la vita in california… verdura, frutta, mare e gente?? sei andata da chez panisse a Berkley? cosa fai tutto il giorno? surf? :))ciau ste

      > Date: Tue, 30 Apr 2013 22:21:10 +0000 > To: stefanoarturi@hotmail.com >

      stefano arturi

      01/05/2013 at 22:33


Leave a Reply

Fill in your details below or click an icon to log in:

WordPress.com Logo

You are commenting using your WordPress.com account. Log Out / Change )

Twitter picture

You are commenting using your Twitter account. Log Out / Change )

Facebook photo

You are commenting using your Facebook account. Log Out / Change )

Google+ photo

You are commenting using your Google+ account. Log Out / Change )

Connecting to %s

%d bloggers like this: