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Quanto basta di cucina & altro

Mattanza degli agnelli per Pasqua? … Parliamone, con calma…

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Pubblico anche sul mio blog una cosa postata ieri su Gennarino. Non è scritto benissimo, scusate, ma non voglio limarlo e correggerlo. Spero che il pensiero base sia comprensibile però.

Avete visto il terribile filmato “sugli agnelli” che ha pubblicato il Corriere della Sera? Cosa ne pensate? (http://tinyurl.com/c2jqq5t). Io sono uno che mangia poca carne, ma a cui piace la trippa, I salumi, il fegato ecc.. Se posso mangio carne biologica (ma non sempre: a volte costa troppo, a volte non la trovo), cerco sempre di informarmi sulla carne che compro e che servo ai miei clienti, preferendo carne locale: cresciuta e macellata in zona. Mangio solitamente verdure e legume e latticini e pesce, MA non rinuncio alla carne, all’idea che sì noi umani possiamo arrogarci il diritto di uccidere (per cibarci) altri animali(la motivazione? Secondo me noi siamo al vertice della piramide “vita” sulla terra), A CONDIZIONE che lo si faccia con umanità e intelligenza. Non rinuncio alla carne anche per motivazioni culturali: perché non voglio che quella parte del nostro passato gastrononomico (la cucina “carnivora”) venga disperso, un passato, un insieme di conoscenze che per me sono importanti, in quanto legate al mio senso di identità, al mio riconoscermi parte di una civiltà millenaria.
Per questi motivi, confesso, il tono dell’articolo e del video, non mi hanno convinto completamente: quelle pratiche sono disumane e illegali, punto. Su qeusto non si discute. Da lì a fare di tutta l’erba un fascio, mi sembra grossolano.
Non penso che TUTTI i macelli siano condotti in quel modo. Esiste la carne biologica, da animali che hanno avuto una vita dignitosa. Esistono piccoli allevamenti, magari anche senza il bollino “bio” (sul quale ovviamente molto si può discutere), dove comunque gli animali hanno avuto una buona vita. Il punto forse è assicurarsi che abbiano anche una “buona morte”: e su questo sicuramente giustissimo fare pressioni sull’opinione pubblica, sulla società civile, sulle forze dell’ordine. Da questo ad invocare una dieta vegetariana tout court, senza affrontare anche altri aspetti della questione, mi sembra rozzo.
Giocare solamente la carta dell’emotività non lo accetto: perché ad esempio non dire che è “innaturale” mangiare l’agnello a Pasqua innanzitutto considerando che si tratta di animali nati in inverno, allevati dunque molto probabilmente al chiuso e con alimenti non freschi (non potendo stare all’aperto e brucare erba nuova), a prescindere poi da come vengano macellati. A pasqua si dovrebbe mangiare agnellone, un giovane animale adulto tutt’al più o addirittura, trovandolo, del montone. Gli agnelli giovani sono al loro meglio verso settembre, se nati in primavera (quanto meno qui in UK): avranno avuto mesi e mesi di pascolo all’aperto, nel vero rispetto dei cicli naturali.

Invocare una dieta vegetariana, senza affrontare il discorso “latte & Co” è poi molto ipocrita: vogliamo il latte, la panna e il parmigiano, bene allora dobbiamo avere le mucche. Peccato che non tutti i bovini siano femmine… e dei manzi, dei vitelli che ne facciamo? Io non voglio, ad esempio, rinunciare al Parmigiano, un formaggio centenario, non solo per questioni di gusto, “di pancia”, ma perché secondo me è cultura, è conoscenza che merita di essere tramandata ecc… ecc.
Forse sarebbe meglio da parte degli organi di comunicazione (ma anche di tutti quelli che parlano e scrivono di cucina) informare meglio e più frequentemente il pubblico, non solo con articoli choc che compaiono quasi sempre in date fisse del calendario, ma.. appunto.. sempre: tutti dobbiamo sforzarci di favorire una sempre maggiore consapevolezza di quello che mangiamo, ogni periodo dell’anno. Sulla rete, mi sembra, questo tipo di approccio (verso un mangiare più consapevole) si sta diffondendo, ma
manca spesso a livello di comunicazione “ufficiale”. Anche perché, spesso, affrontare il discorso del “mangiare consapevole” significa anche andare ad impegolarsi in argomenti “difficili” e impopolari: ad esempio troppo poco si dice che molto del cibo che troviamo nei negozi, costa poco. Che un buon pollo non può costare pochi euro (così come un buon olio di oliva non può costare 5 euro al litro… ma quanto avranno pagato quello sfigato che ha raccolto le olive?…)
accidenti,scusate… sto diventanto emotivo pure io e questo non è bene, quando si fanno questi discorsi…Gli animali che uccidiamo per la nostra alimentazione DEVONO avere una buona vita e una buona morte: a questo secondo me dovremmo tendere. Una dieta vegetariana (o addirittura vegana) che non affronti appunto anche gli altri aspetti relativi alla presenza degli animali addomesticati a fini alimentari (cosa ne facciamo dei milioni e milioni di capi esistenti? , ad esempio), mi sembra, forse, semplicistica.
….. voi che ne pensate? – stefano

Written by stefano arturi

27/03/2013 at 22:33

11 Responses

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  1. Io forse non arrivo a due volte a settimana, ma a quelle due proprio non rinuncio. A volte sento proprio il bisogno di mangiare carne. E meglio se è una bisteccona media cottura…..saranno le origini carnivore che si fanno sentire? Non lo so, fatto sta che il buon senso dovrebbe essere usato nell’alimentazione tantissimo, come in tutte le cose della vita, d’altra parte. L’informarsi è basilare, dalla provenienza dei prodotti, alla vita dignitosa degli animali, dalle etichette dei prodotti da leggere bene, al consumare sempre meno prodotti già pronti. L’informazione, il buon senso e la qualità, e un consumo moderato e vario di tutto. Purtroppo questo non sempre va d’accordo con il portafoglio, perchè anche farsi molte cose in casa con materie prime di qualità costa, ma….. si fa quel che si può!! ciao a tutti

    franci e vale

    10/04/2013 at 22:33

  2. Concordo con te e credo che la soluzione sarebbe ridurre al minimo l’utilizzo di carne a favore della qualità. Da settimane aderisco all’iniziativa “Lunedì senza carne” con il mio blog, ma ormai da mesi ho deciso di limitare l’uso della carne a non più di un paio di volte a settimana. Se tutti noi facessimo una scelta simile credo che cambierebbero molte cose!

    paneepomodoro

    01/04/2013 at 22:33

  3. al 2° rigo volevo dire si giunge, non si aggiunge, scusate..

    giulia pignatelli

    27/03/2013 at 22:33

  4. Ehhh… si, il discorso è complesso… l’unica cosa che posso aggiungere a quanto detto dalle mie sagge amiche qui sopra, è che spesso si aggiunge agli estremismi (vegani), proprio perchè dall’altra parte non si è stati troppo equilibrati e quindi, chi ha un po’ di sensibilità in più, cade nell’estremo opposto per cercare di riequilibrare le cose. Faccio un esempio che non ha molto a che fare con la cucina, ma che, credo, renda l’idea. Quando si parla di SAPONI fatti in casa o biologici, si demonizzano quelli preparati con grassi animali.
    Perchè? In un’ economia di montagna le pecore servivano come cibo e tutto il resto si usava per altro, la lana per il vestiario, il grasso per il sapone…. era giusto e non c’era da scandalizzarsi se si faceva il bucato con sapone animale, ora si grida allo scandalo! Purtroppo viviamo in un mondo tropop contorto e, secondo me, se qualcuno crede di migliorare le cose non mangiando agnelli, è libero di farlo, tanto ce ne sono altri milioni di persone che gli agnelli li divorano tranquillamente… io per prima… ma solo un pezzetto, eh🙂

    giulia pignatelli

    27/03/2013 at 22:33

  5. ricevendo un grazie per ogni ricetta di agnello pubblicata da AAA da una persona che della pastorizia ha fatto parte centrale, impegnata e appassionata della sua vita, ho capito parecchie cose. Sintetizzo: se diventassimo vegetariani, le pecore avrebbero più problemi di sopravvivenza, cura e qualità di vita. Equilibrio complesso, quello tra noi e gli altri animali, non risolvibile valorialmente: con i valori si inzia, poi si deve proseguire assumendo problemi.

    Parlo di Marzia, di http://pascolovagante.wordpress.com/

    artemisia

    27/03/2013 at 22:33

  6. Ciao Stefano,
    leggendo il tuo post, a tratti concordo e a tratti no.
    Concordo quando parli di passato gastronomico e identità culinaria ma fino ad un certo punto, molto bello come discorso, ma bisogna andare avanti, per noi, per il nostro benessere e per il pianeta, così come è sempre stato negli anni, altrimenti oggi cucineremmo ancora come detta l’Artusi in “la scienza in cucina e l’arte di mangiar bene” e non mi sembra proprio sia così.
    Io ho 34 anni, ricordo quando ero piccola, mio papà acquistava la carne e sapevamo da dove arrivava, si conosceva l’allevatore, io andavo nella stalla, gli animali stavano nei prati, oggi quanta gente sa da dove arriva davvero la sua fettina? Quanti hanno idea di cosa mangia un vitello o un manzo o una mucca? Dove viene allevato e come? Dove e come viene ucciso?
    Io mi sono documentata e dopo averlo fatto, lungi da me il pensiero di mangiare una fetta di carne. (come non mangio più il pesce).
    Piccoli allevamenti, animali in libertà, ma dove sono? Ti assicuro che nella zona in cui abito io, ma ormai quasi ovunque, non esistono quasi più, come non ci sono più gli orti, come non ci sono quasi più i campi coltivati, ormai il cemento impera ovunque.
    Quando parli di buona morte, quale sarebbe una buona morte? Non esiste una buona morte.
    Credo che debba essere dovere comune prendere coscienza di come funzionano le cose davvero, io mi domando spesso perché la gente NON si chiede queste cose.
    NOI SIAMO QUELLO CHE MANGIAMO, ma pare che la maggior parte delle persone non lo capisca.
    Ha più peso avere le scarpe o il giubbotto di marca che spendere dei soldi in più per assicurarsi del cibo sano, buono, corretto.
    Si mangia un hamburger, o il petto di pollo, costa poco, è buono (insomma), si ma da dove arriva? Non te lo chiedi? Come fa a costare così poco? Si comprano le arance spagnole che costano meno, ma non ci si chiede come fanno a costare così poco?
    Scrivi che stavi diventando emotivo, forse dovremmo esserlo tutti un po’ di più.
    Il problema è anche che i mezzi di informazione non aiutano a far vedere la verità.
    Secondo te esiste la Lola? E Banderas che fa i biscotti con le uova della gallina in poltrona? O la mucca viola che fa il cioccolato?
    Io non credo più a queste favole.
    S.

    s.

    27/03/2013 at 22:33

    • scusa il ritardo, ma qui sono a ritmi pazzeschi. scusate anche se faccio errori. è mezzanotte, non ho gli occhiali e puzzo da 14 ore di cucina…. che dire… anche io in parte concordo con te, in parte no.
      è vero che, grazie a dio, in parte, non cuciniamo più come ai tempi di artusi: io non credo nella Tradizone, immutabile, eterna, dogmatica. La tradizione è fluida e in costante divenire, detto ciò penso che alcuni punti fermi bisogna averli. Da qui il mio attaccamento a certi piatti, carnivori e no, che immediatamente, quasi istintivamente, la maggior parte di noi, riconoscono come appartenenti al nostro intimo essere, come una parte di noi: il risotto alla milanese, la caponata, il brasato, la porchetta, la pizza… cambiano i tempi e cambiano i palati, ma oggi come cento anni fa, ad esempio, un brasato rimane un modo standard e abbastanza codificato di cuocere un pezzo di carne non nobile, nel vino, più o meno a lungo. molti di questi piatti ci definiscono, hanno una carattere nazionale che io voglio mantenere…. sono piatti che in parte fanno parte della mia identità… come, ad esempio e in modo opposto, un dal di lenticchie non lo è: io amo i dal indiani, ne mangerei ogni giorno, ma… sono piatti “acqusiti”, che io non sento a pelle, che, sento, non risuonano veramente nel mio animo, come farebbe invece, … una frittata o una pizza o un risotto alla milanese…da questo mio attaccamento viscerale alla cucina, deriva la mia difesa anche di molti piatti carnivori
      Non credo alla mucca Lola e alla pubblicità di Banderas, ma mi sembra che tu dipinga un quadro troppo negativo. Io ora abito in aperta campagna e qui, mucche e agnelli nei campi sono una realtà comune (ora purtroppo molti agnelli stanno morendo a causa del freddo), ma anche quando abitavo a Milano, ero consapevole che, con un poco di sforzo, fosse possibile scovare ottime realtà agricole di qualità (sai che la cementificata, inquinata, sporca Milano ha una ottima fascia verde agricola? parco nord e sud del Ticino, una fascia piena di realtà agricolo molte interessanti): se poi hai una famiglia e ti iscrivi ad uno dei GAS locali, scavare buona carne (e buon pesce, altro argomento sul quale poco si parla) non è difficilissimo…. Quando parlo di “buona morte” degli animali, intendo una morte dignitosa, che avvenga nel rispetto dell’animale: che non lo si faccia soffrire, che sia morte immediata, che non sia sottoposto a stress inumano prima di arrivare al momento cruciale. ovviamente a mote abbiamo due diverse concezioni: ripeto: io penso che noi umani abbiamo il diritto di uccidere gli animali per cibarcene, tu no.
      concordo sulla tristissima mancanza di costante comunicazione e informazione sul cibo che mangiamo, ma non penso che siamo argomenti da trattarsi emotivamente, ma razionalmente, per arrivare a scelte ponderate e consapevoli. Il link che ha proposto artemisia (grazie artemisia), io l’ho trovato molto interessante, per quel pochissimo che ho letto: è questo tipo di comunicazione che ancora troppo carente.settimana prox avrò piu tempo e magari rispondo in maniere meno abborracciata. ciao e grazie. ste

      stefano arturi

      02/04/2013 at 22:33

      • Eccomi, sai, forse sono stata un po’ troppo, come dire, impulsiva in certi punti del mio commento.
        Di certo tutti noi abbiamo piatti della tradizione, popolare e famigliare a cui siamo affezionati, io stessa li ho, però sono certa che i piatti che oggi sono fuori dalla nostra tradizione, un giorno lo saranno e ne faranno parte a pieno titolo, io sono quasi certa che se un giorno avrò dei figli per loro lo stesso dhal che tu citi, tra l’altro preparato seguendo la tua ricetta, sarà un giorno per loro un piatto di affezione e di tradizione.
        Faccio parte di un GAS da anni e devo dire che, finché ho mangiato carne e pesce, di certo il livello di qualità era ed è ben oltre la media del supermercato, nemmeno paragonabile direi!
        Poi la mia decisione di diventare vegetariana è un altro discorso.
        Però sempre come gas (della brianza) al giorno d’oggi si vivono situazioni anche difficili e spiacevoli, ti faccio solo l’esempio conseguente alla costruzione della TEEM (tangenziale est esterna) che ha praticamente (quasi) distrutto un bellissimo progetto di coltivazione del grano a filiera corta, realmente a KM0, e di produzione di pane con le farine ricavate da tali campi ecc… campi espropriati e quasi fine del progetto, fortunatamente si sono trovati altri campi poco distante. Però è triste.
        Sai cos’è in fondo la questione su cui bisognerebbe concentrarsi di più? Noi, persone singole, siamo i consumatori e siamo noi alla fine della visione di tutta la situazione che decidiamo cosa mangiare e cosa no, cosa comprare e cosa no e dovremmo essere noi a far cambiare la tendenza, a partire dal nostro piccolo.
        1+1+1+1+1+….
        un abbraccio e un grazie per avere salvato le mie pause pranzo!
        S.

        s.

        09/04/2013 at 22:33

        • condivido al cento per cento quello che scrivi. La cucina fluida e in continua evoluzione, quindi, come dici, sta anche a noi cercare oggi di gettare dei semi e iniziare a creare-reinterpretare-rivedere ecc ecc ricette “pi buone” che magari diventeranno la nuova tradizione di dopodomani. ciaust

          > Date: Tue, 9 Apr 2013 14:57:52 +0000 > To: stefanoarturi@hotmail.com >

          stefano arturi

          09/04/2013 at 22:33

  7. Nel tuo post il link si e’ rotto.
    Il video “La vita degli agnelli” di Animal Equality, su Corriere Tv – si trova all’indirizzo
    URL:
    http://www.corriere.it/animali/13_marzo_25/pasqua-agnelli-video-macellazione_3128bfce-9571-11e2-84c1-f94cc40dd56b.shtml
    copiate ed incollate per leggere/vedere

    carlagardenghi

    27/03/2013 at 22:33

  8. Sono d’accordo con l’opinione che hai riportato: demonizzare la carne non porta, a mio avviso, nessun beneficio vero, nè culturale (perchè si perde una parte importante della nostra cultura), nè, sempre secondo me, dal punto di vista alimentare. Penso che un’alimentazione di qualità, varia e consapevole, che quindi annoveri tra le sue componenti carne buona, di provenienza certa, rispettosa dell’animale da cui proviene, sia sicuramente una buona alimentazione… non mi piacciono le prese di posizione estremiste del tipo o vegani/vegetariani o niente e non trovo nemmeno giusto rinunciare in toto alla mia cultura alimentare.
    Dopo di che è vero che molte persone, per necessità, per disinformazione, per mancanza di cultura gastronomica, scelgono di mangiare in modo “irresponsabile”, ma, a mio parere, qui si apre un altro tipo di discorso che va a toccare i meccanismi dell’industria alimentare e gli interessi economici che dietro ad essa ci sono…
    Chiara

    Chiara

    27/03/2013 at 22:33


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