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Quanto basta di cucina & altro

L’oro e la tolla ovvero Italia / Inghilterra…?

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Qualche giorno fa, sulla prima pagina del Currierun della sera, leggevo questo. Fa piacere leggere ogni tanto una storia a lieto fine. Tuttavia, confesso, ho provato anche un certo fastidio. Questa rappresentazione di Londra mi sembra parziale e anche un poco sfuocata.
Sono il primo a concordare che in UK ci siano ancora possibilita’ di lavoro: anche qui siamo con le pezze al sedere, ma non si avverte, leggendo i giornali, ascoltando i notiziari, parlando con gli altri, quell’immobilismo italico, deprimente e avvilente, che soffoca gli individui e rende molto, molto, molto difficile ogni sforzo creativo.Io stesso, per concretizzare il mio progetto di aprire un piccolo ristorante, ho dovuto andarmene: fare impresa in UK e’ difficile ma  possibile. In Italia mi sembrava pressocche’ impossibile, se non avendo alle spalle ingenti capitali e foderandosi i cabasisi con amianto per sopportare/affrontare l’assurda, farraginosa, spagnolesca burocrazia nostra e gli altissimi costi d’impresa. Per quanto riguarda il lavoro dipendente e’ nelle paludi che tutti conosciamo. De profundis.

Una societa’ tuttavia’ forse non dovrebbe offrire “solo” lavoro. Ecco: a Londra il lavoro lo trovi e lo crei  molto piu’ facilmente che in Italia, ma ci sono altri costi, piu’ o meno nascosti. Londra e’ una megalopoli che ha perso moltissimo quanto a rapporti umani e “vivibilita’. Le grandi catene imperano,  sono scomparsi quasi del tutto i piccoli negozi e anche a Londra ci sono MOLTISSIME aree di grande degrado urbano e sociale, che nulla hanno da invidiare a certi nostro orrori urbani. Il centro (West End), ma anche quartieri residenziali e agiati (Notting Hill, Islington, Hampstead) e’ tutto un susseguirsi ininterrotto di caffe’, ristoranti, supermercati. Trovare uno che ti ripari un paio di scarpe, un buon fruttivendolo, una  merceria, una ferramenta, fai una fatica bestia. Sempre piu’ nei grossi supermercati stanno di fatto abolendo anche le casse: tutto e’ self/shopping: ti passi i prodotti da solo allo scanner e ti imbusti da solo, paghi con la carta di credito ed esci. Shopping solitario. Sono pochissimi i negozi indipendenti di un qualche valore.  Raramente il cliente viene in ogni caso trattato con quella cordialità e affabilita’ che ho spesso sperimentato in Italia. Qui in UK vai a fare la spesa, hai a malapena finito di chiudere il portafogli, che subito ti senti gridare nelle orecchie quel “Next/avanti il prossimo!” che io ormai odio: il cliente e’ poco piu’ che un cash dispenser. Ovviamente questa e’ forse, in parte, una ristretta visione da “piccola massaia lombarda”, ma molto dice su alcuni aspetti, non da poco, per me, della vita quotidiana qui.

Certamente a Londra sei costantemente bombardato da stimoli, di tutti i tipi: una diversita’ di proposte che inebria e stordisce, mostre, concerti, cinema, teatri, iniziative culturali, ecc ecc.. Molto e’ ancora gratuito (la maggior parte dei musei), il che non guasta. Camminando per la strada incontri persone di tutti i tipi e questa esplosione di differenze fa bene alla mente, al cuore, al cervello.  Ci sono parchi bellissimi dove in estate te ne stai sdraiato a leggere o a guardare il cielo, per strada le macchine si fermano se vedono che stai per attraversare, la gente, in generale, non ti passa davanti quando fai la coda.  In generale, avverti che esiste un rispetto per “l’ altro” che in Italia ce lo sogniamo.
Ma dopo non molto, a meno di avere fette di salame sugli occhi, ti accorgi che anche qui di magagne sociali ce ne sono e non sono piccole. Io qui lavoro e “faccio” ma avverto anche un'”estraneita'” e un alienazione che a Milano non avvertivo. Mi dico che, in parte, qeusto e’ prezzo che ho voluto pagare per la mia scelta di andarmene dal mio paese, da casa mia (e qui si potrebbe aprire un lunghissimo ragionamento sulla forza e l’importanza delle matrici patrie, sul concetto e sulla realta’ emotiva di “Madre Lingua”, sul senso di appartenenza, di cultura ecc ecc, ma sono inadeguato a svilupparlo). Io mi sento un italiano all’estero che ha scelto di vivere lontano dall’Italia ma che riconosce sia le grandissime pecche sia le grandi virtu’ della “vita all’italiana” e che rivenica con orgoglio certi nostri tratti nazionali.
Potendo, uno sceglie dove vivere (e lo so, e’ un lusso di pochi): ma per carita’ non mi si venga a dire che qui in fondo quasi tutto e’ oro, mentre in Italia quasi tutto e’ tolla.

Written by stefano arturi

06/02/2013 at 22:33

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One Response

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  1. e si Stefano, come mi dice spesso Fionn: tu sei troppo critica nei confronti dell’Italia, qui non si vive poi così male! Però è anche vero che in pochi anni a Londra ho avuto molte soddisfazioni professionali che mi sogno qua in Italia. Ma ora come ben sai le nostre priorità sono altre. Poi chissà cosa ci riserverà il futuro. L’immediato futuro: le frittelle di mia mamma per l’inizio del Carnevale!

    Enza_dl

    06/02/2013 at 22:33


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