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Quanto basta di cucina & altro

Il pane vecchio, noi e loro – pensieri in libertà

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…Lo confesso (e lo dice uno che ha scritto molto bene della cucina inglese): sempre più mi convinco che gli inglesi “hanno perso il treno” in quanto a cucina  (intesa come amore e interesse per la cultura gastronomica e per il santo quotidiano mangiare bene). Il livello medio si è alzato moltissimo in questi ultimi 30 anni, la cucina appassiona (vedi il numero esagitato di libri e programmi di cucina, con le loro relative giga-mega star – Jamie, Nigella, Nigel, santa Delia ecc ecc ecc…)… ma, ma, ma….avverto, parlando con i clienti, osservandoli, annusandoli… che di fatto il mangiare bene, ogni giorno, la capacità di apprezzare dai piatti più semplici e poveri a quelli più complessi e ricchi… in media loro l’hanno proprio persa…
Due esempi a caso. Al caffè quando vedo che le cose si mettono male “a pane”, ovvero quando ne ho fatto poco, preparo, per la minestra o zuppa del giorno, il pane di soda irlandese. Pane “loro”, vecchissimo di secoli (ok: tra inglesi e irlandesi mai corso buon sangue.. ma ci siamo capiti:pane della tradizione brittannica più stretta)…. nietne! per moltissimi una novità assoluta (anche per gente anziana, che dovrebbe sapere), alcuni mi hanno anche chiesto se fosse un pane italiano…ignoranza totale del loro passato, delle loro radici.. ovviamente poi in moltissimi a chiedermi FO-CA-CCCCCIAAAA o una ciotola di “olive and balsamic” in cui intingere il pane (come mi ha detto una cliente due sere fa…lassamo perde)
esempio due: colazione a casa. Nk (una sessantenne che sa cucinare bene, che è acculturata, che ha girato il mondo ecc ecc eccc–) mi vede sbocconcellare del pane vecchio di giorni, con della marmellata. In questo caso si trattava di pane vero: mio pane, a pasta acida, fatto come dio comanda, con ottime farine, a lunghissima lievitazione ecc ecc ecc… e con faccia quasi disgustata mi dice “are u eating STALE bread???”… non ho neanche risposto ovviamente: valle a spiegare la prelibatezza di un pane, pane “vero” ripeto, vecchio di giorni, che si deve masticare bene, che sa veramente di pane, di tempi che in parte non esistono più (se non in Italia centro-meridionale mi sa), di una cultura che veramente non buttava nulla e che apprezzava tutto…Io che ho 45 anni, che non ho conosciuto la povertà della tavola, che anzi sono figlio del benessere— forse per cultura, per passione, per vattelapesca … io so apprezzare un pezzo di pane vecchio, anzi io lo preferisco ad un pane fresco di forno…. è una risposta che mi viene naturale, quasi nel mio DNA gastronomico e culturale…– loro no, per loro trattasi di pane vecchio da guardare dall’alto in basso….
— scusate tono senza ritegno, ma questo è un post emotivo e so che “ci capiremo”. Loro no.
ciau
ps: non rileggo apposta e pubblico

 

Written by stefano arturi

15/10/2012 at 22:33

8 Responses

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  1. solo per dirti che anche qui sta prendendo piede il pane del super, quello che dentro è crudo: orribile. il giorno dopo è buono solo per i cigni del lago.

    chiara

    22/10/2012 at 22:33

  2. Stefano, hai mai sentito parlare di PAPAROTO?? Con il pane vecchio.. ovviamente…
    Ti trascrivo il link dove trovare la ricetta very venexiana…

    In fondo in fondo.. tutto il mondo è paese…
    Ciao
    Clelia

    clelia

    16/10/2012 at 22:33

  3. Qui nella mia zona si usa il pane biscotto. una volta il pane ‘vecchio’ lo si faceva bscottare nei forni e poi lo si mangiava con i salumi, le zuppe/minestroni/ nel latte.. Molto buono ancor oggi quello che si trova da alcuni fornai coto nel forno a legna. provare per credere.
    per il resto Artemisia ha ragione. ciao.
    ps. mi spieghi che cosa sono le pastinache??
    Clelia

    clelia

    15/10/2012 at 22:33

    • —– per non parlare dei baicoli, in fondo i cugini ricchi (ma sempre relativamente) dei pane tostato.
      La pastinaca è una— direi una carota bianca, dal sapore dolce ma con un retrogusto piccantino. A Milano l’ho vista solamente in certi fruttivendoli-gioielleria… Molto buona arrostita (con un filo di olio, un sospetto di miele, sale e pepe) e anche a minestra, magari speziata.Ti ho pensato giorni fa: al caffè abbiamo fatto una minestra di cavolo sofegao, con pancetta affumicata e brodo di pollo e orzo…. molto buona… certo ricetta abbastanza lunga..o quanto meno io ho fatto una versione lunga, facendo appassire il cavolo per ore e ore…cmq ottima cosa invernale. appena arrivano le verze buone, quelle del freddo, riprovo. ciao clè.

      stefano arturi

      16/10/2012 at 22:33

  4. Anche io mangio con gran piacere il pane, il _mio_ pane, anche se vecchio. In realtà trovo che il pane fatto con lievito naturale non diventa mai raffermo, semplicemente si asciuga e risulta un po’ più secco. Ma è delizioso fino all’ultima fetta.
    In effetti, da quando faccio il pane in casa con Pellegrino (così si chiama il mio lievito) non ne butto via neanche una briciola. Se proprio mi resta un ultimo pezzo e diventa troppo secco, lo taglio a cubotti e ne faccio crostini da zuppa🙂

    Che tristezza non avere amore e conoscenza per le proprie tradizioni gastronomiche… capisco la tua delusione.

    buon lunedì Stefano🙂

    Irma

    15/10/2012 at 22:33

    • ciao Irma… con me sfondi una porta aperta, ovviamente. A discapito degli inglesi devo anche precisare che hanno una buona dose di curiosità e non è un caso che spesso, come gli americani, scrivono ottimi libri di cucina “degli altri” + complimenti per i tuoi 4000 mila a s-proposito (anche qui, nella campagna scura, il cielo stellato è uno spettacolo che uno proprio non se lo scorda)

      stefano arturi

      16/10/2012 at 22:33

  5. bisogna raccontare. senza letteratura, non esiste nulla; è la mancanza di letteratura che li ha depauperati; Nigella non basta. PS: sto usando il termine letteratura in senso molro esteso: ogni modo affettuoso e creativo di creare significato. il tuo posto sul mare può.

    artemisia

    15/10/2012 at 22:33


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