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Quanto basta di cucina & altro

La crostata e i biscotti da Artusi

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La crostata impacchettata

Il 30 marzo di 100 anni fa moriva Pellegrino Artusi. Mi ero anche segnato la data sulla mia lavagna di casa, ma poi…Generalmente si (pomposamente?) cita Artusi, anzi l’Artusi, quasi che senza quell’articolo si commetta lesa maesta’, quando si vuole terminare una discussione su un qualche piatto della nostra tradizione: quello che dice la bibbia/Artusi è legge. Sbagliando: il libro di Artusi rimane un testo fondamentale dell’Ottocento italiano, ma dal punto di vista strettamente culinario per me ha oggi molte pecche. Qui le mie osservazioni.

Detto cio’: lo consiglio pero’: lettura spesso scoppiettante di buon umore + molte ottime ricette.
In questo ultimo anno io ci ho cucinato spesso: i suoi biscotti da famiglia (fatti con farina OO e farina di riso o fioretto gialla) e la sua pasta frolla n 3, sono veramente eccezionali. Quei biscotti, leggeri e non pesanti sono diventati il mio modo preferito di fare colazione. Mentre la pasta frolla e’ una delle migliori mai sperimentate (al posto del lardo ho pero’ usato della margarina non idrogenata). Vivamente consigliati

Written by stefano arturi

03/04/2011 at 22:33

Posted in dolci, libri

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6 Responses

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  1. Verissimo, per me l’artusi é stata una scoperta letteraria..

    Glu.fri

    12/04/2011 at 22:33

  2. d’accordo con te che i dolci della tradizione andrebbero riscoperti, magari reinventati in porzioni più al passo coi tempi sedentari in cui viviamo. per il resto trovo artusi sempre di ottima ispirazione, ma davvero troppo localistico; se devo andare a scavare nella storia della culinaria, la mia regione di origine che conosco abbastanza (Piemonte) è del tutto ignorata, mentre moltissimo ha da offrire, insieme naturalmente con moltissime altre.

    mjkmi

    05/04/2011 at 22:33

  3. l’artusi è stato il mio maestro in cucina, io non ho avuto nonne o mamme cuciniere ma il libro di questo signore.poi l’ho abbandonato per molto tempo e ora ogni tanto lo riprendo in mano. per me è fonte di notevole creatività culinaria ed è sempre un piacere leggerlo

    valentina

    04/04/2011 at 22:33

    • neanche io ho imparato da mamme e simili a cucinare e confesso che a volte mi viene voglia di riprovare a cucinare da artusi in maniera piu’ sistematica (esiste un duo italico rintracciabile sul web che sta portando avanti un progetto alla julie and julia cucinando tutti artusi, a proposito)…. ma poi desisto, perche’, in generale, il mangiare e il cucinare che piu’ mi appassionano oramai abbastanza lontani dall’impianto artusiano…. i dolci forse varrebbe la pena di esplorare meglio pero’ st

      stefano arturi

      04/04/2011 at 22:33

  4. Io l’ho comprato di recente e l’ho letto a spizzichi e bocconi, lo conosco dunque troppo poco per poter esprimere un giudizio, soprattutto “tecnico”. Ma è vero, è una lettura piacevole, ovviamente assai datata, e che credo possa effettivamente avere meno fascino per chi non viva o non abbia dimestichezza con il mondo toscano. Per me è una lettura quasi da amarcord: ci ho ritrovato tantissime ricette “di famiglia”, perché la nonna Olga, nonna paterna, imparò a cucinare proprio con l’Artusi e mio padre ha fatto in modo, poi, che fosse mia madre a ripercorrere queste orme.
    (io li conosco quei cuori, sì sì. Ma chi l’avrebbe mai detto che dietro il rude “zinale” dell’ArtuRi battesse un cuore da romantico eh eh…)

    Duck

    04/04/2011 at 22:33

  5. Ogni cosa ha il suo tempo ed ogni tempo le sue cose…così anche per Pellegrino Artusi. Ho letto il tuo articolo: chapeau monsieur!! E’ veramente un libro da leggere e da riporre e da prendere al bisogno.. molte cose sono cambiate,dalle modalità di cottura, agli ingredienti. Concordo con quello che dici: alcune ricette sono capisaldi della formazione culinaria ..
    Parentesi.. fa piacere che ci sia ‘qualcuno’ che prepara una crostata coi cuori sparsi e non usa la classica griglia..mi sento meno ‘aliena’..
    Ciao a Milano
    Clelia

    clelia

    03/04/2011 at 22:33


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