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Quanto basta di cucina & altro

Minoranza (?), ma forse no… + foto food

with 12 comments

Mi e’ appena arrivata la newsletter del mio editore, dicendo che stanno per presentare questo nuovo libro. Ho poi dato un’occhiata al sito degli autori. Non li conosco. Mi limito ad osservare le foto. … Boh??… mi sento  solo di osservare: e’ questa la direzione che ha preso la fotografia di foto in Italia? Sembrerebbe di si: in rete e’ questo lo stile che va. A me non piace, lo confesso. Foto asettiche.
Ripeto: non e’ un giudizio sulle ricette, che non conosco, ma sulle foto.  Ad esempio, questa … I don’t get it… (ovviamente, qui trovate altri esempi di foto del genere), Qui invece quella che ha inventato, moltissimi anni fa, questo stile “pulito”.
So di appartenere ad una minoranza a cui questo stile non molto dice.

Io preferisco foto cosi’ e soprattutto cosi‘.

Voi?

Written by stefano arturi

09/02/2011 at 22:33

12 Responses

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  1. A me piace tutto ciò che ha un’identità appassionata ed esploratirce. Questo contrasta un po’ con il livello, per altro qualitativamente davvero molto cresciuto, dei post dei blog di cucina, che tendono ora tutti al bello, ma anche al tutto uguale, come fosse sempre la stessa persona che insegua lo stesso ideale di eccellenza. Sono pregi e difetti dell’essersi creata, entro una nuova, sempre crescente comunità che si guarda e si confronta e che indubbiamente echeggia con la coeva editoria di settore, una sorta di scuola emulativa e competitiva, ma che procede entro la stessa traiettoria, senza molti divertimenti ovvero cambi di direzione. Forse tra un po’, dopo aver padroneggiato il buon livello, si riapriranno divagazioni. Io chiamo lo stile che non piace a Stefano “la cucina degli angeli” ed è un pezzo che ho un quadro da proporre per commentarla, in cui Gesù viene servito, appunto, dagli angeli a una tavola imbandita con tanto di tovaglia ecc. Sono spesso sedotta da quei biancori e quelle nuvole e quelle evanescenze, solo mi piacerebbe non divenissero scontati. Insomma, vanno bene, ma per apprezzarli ancora ci vuole anche – magari per altri che inseguano altre eccellenze – che si sviluppi un po’ di rosso e nero, e soprattutto un po’ di gesti umani, di ucci ucci.

    artemisia

    28/02/2011 at 22:33

    • Hai ragione Artemisia: la qualita’ sta crescendo e questo e’ bello. anzi posso dire che oggi, per me, anche per quanto rigurda il mondo food e’ in rete e non sul cartaceo, ancorato alle gelatine di C Italiana e alla foto “mi sono calato du pasticche” di sale e pepe (che verranno puniti in altra vita per uso improprio ed eccessivo di photoshop), dove si trovano le espressioni piu’ vitali. I giornalisti della carta stampata si limitano ai soliti due paginoni su Slowfood o, al massimo, al fatto che la Pizza vpotrebbe ora apparire anche sui menu’ di ristoranti blasonati (era su Repubblica settimana scorsa). Avanti savoia!,quanto ad originalita’

      Una realta’ come Dissapore, con tutti i limiti che puo’ avere (troppo macho per i miei gusti), si dimostra spesso una arena/piazza vitale, dove si ascoltano cose che hanno il sale in zucca.
      Sullo stile: non e’che mi dispiaccia quello stile “essenziale e angelico” (che io chiamo alla Donna Hay, essendo stata lei a proporlo anni e annni fa su Marie Claire e a farlo diventare strapopolare), non mi piace il fatto che, inevitabile forse, ora stia spadroneggiando, spesso in maniera sterile: o meglio: le foto alla fonte, sono spesso bellissime (Donna Hay produce ancora libri bellissimi), l’imitazione e a peggio l’imitazione dell’imitazione spesso, per me, non respira: e’ una espressione morta. Io tra altro facevo riferimento soprattutto alla blogosfera italiana, che e’ ancora troppo (per i miei gusti) una cucina della nonnna/vezzeggiativi/diminutivi/parlate pseudo colloquiali/finti dialettisimi ecc ecc (e un abuso di faccine et similia, :)) )
      ma gia’ il fatto che qui stiamo parlando che esiste anche “altro’ buon segno direi. Fuori dai traggiti che vanno per la maggiore, ci sono persone che portano avanti discorsi originali sul cibo, inteso non solamente come cosa che va in bocca, ma che iveste cuore e cervello (aaa uno di questi, sinceramente)
      ste

      stefano arturi

      28/02/2011 at 22:33

  2. Bhe lo stile che piace a te è indubbiamente molto interessante, più “ruspante” e meno perfettino di quello dei libri di Donna Hay; per altro se mi permetti una piccolissima precisazione: Donna Hay è l’ideatrice delle collane, magazines, ecc., ma il fotografo, il famoso inventore dello stile “leccatissimo”🙂 è William Meppem: http://www.flipp.com.au/william-meppem/food-and-entertaining

    Questione di gusti (non solo culinari): a me non dispiace neanche il suo stile: mi piace un po’ l’idea della cucina “pulita”, del piatto come una piccola scultura dove tutto è al proprio posto; però mi piacciono anche i fotografi che segnali tu, dove si vedono gli ingredienti, si impasta, si rompono le crostate, ecc.: sono 2 cose diverse, 2 modi di vedere il food e la fotografia.

    Buona serata!

    Anna

    P.S.: il cavoletto di Bruxelles è troppo simpatica, dai!

    Anna

    15/02/2011 at 22:33

    • giustissima precisazione… A me quello stile non dispiace, anzi. veramente. osservavo semplicemente che a) esiste anche altro e b) e’ cmq uno stile che sul mercato esiste da moltissimi anni. … ribadisco: tutto vale. opinioni. stefano

      ps cavoletta brava a far diventare una passione il suo lavoro, sicuramente.

      stefano arturi

      16/02/2011 at 22:33

  3. mmm interessante…leggevo su un altro blog di una ragazza che dichiarava espressamente di aspettarsi che in un libro di cucina ci siano le foto (e belle foto)ma che una volta superato lo scoglio da cinquenne del non avere figure a cui aggrapparsi, l’immaginazione è stata libera di galoppare… e che divertimento… foto si o foto no? che stile usare? non so se ci sia un modo giusto di approciare l’argomento… alla fine la foto è un’introduzione, qualcosa che attiri l’attenzione e che spinga ad approfondire… una volta si faceva con i titoli, oggi si fa con tutto ciò che c’è di immediato… anche perchè è un fatto che la soglia dell’attenzione si sia drammaticamente ridotta… in un mondo iperfrenetico per andare oltre e trovare la voglia di approfondire, bisogna prima essere “adescati” altrimenti si passa oltre, nel mare infinito di stimoli e possibilità, a ognuno il suo, ma con un bel biglietto da visita si ha più gioco… poi è ovvio che una persona e il suo lavoro vanno valutati nel complesso, ma in un mondo dove la superficie (e non la supeficialità, badate bene) diviene oggetto culto da iperlucidare in modo da avere un’occasione…sarà forse un pochino strumentale, ma la creatività il più delle volte cerca anche il consenso, e se una cosa funziona non è detto che si debba per forza cercare altro…a meno che non si sia artisti, allora la comunicazione non passa attraverso le logiche di adesione ai modelli sociali, anzi cerca di esprimere semplicemente sè stessa, che questo significhi uniformarsi o meno…

    sfogo lungo il mio, ma questo spazio è davvero bello… con 2 righe caro padrone di casa sei riuscito a lanciare un joyciano stream of consciousness..🙂

    n.

    15/02/2011 at 22:33

    • ottimo streamofconsciousness… effettivamente hai colto un aspetto importante del perche’ le foto siano importanti: hai ragione servono ad agganciare il lettore, un semaforo rosso che gli dice: fermati bellino, qui qcosa di interessante. la stessa funzione hanno i titoli, in questo caso delle ricette. fare un libro, ancorche’ banalmente tratti di torte e panini (come i miei) diventa una bella avventura quando si ha la fortuna di lavorare con gente che, come te, ritiene che dalla impaginazione, al titolo, alla progessione dei contenuti,.. tutto contribuisca a dare una certa identita’ x al prodotto finito, identita x e non y o z…madre mi sto incartando…
      Faccio una precisazione: se il mio editore avesse acconsentito a foto, io avrei accettato subito: secondo me in un libro di cucina ci stanno, ogni tanto.. non per tutte le ricette… ma devono avere una loro personalita’… ribadisco: si tratta alla fine di opinioni personali e quindi tutte legittime… semplicemente osservo che la maggior parte delle foto di food che ho visto e vedo in rete su blog italiani e sul cartaceo nostrano, per me ha poca fantasia. de gustibus. s

      stefano arturi

      15/02/2011 at 22:33

  4. Dimenticavo..provate a leggere “La città che profuma di coriandolo e di cannella” . C’è la mappa di Damasco, un breve racconto di vita e la ricetta..non servono immagini. E poi, senza andare lontano ma andandoci nel tempo.. l’Artusi, foto non ne ha ed è sempre vincente leggerlo e la fantasia può volare!!!!
    Clelia

    clelia

    13/02/2011 at 22:33

  5. Secondo me un buon libro di cucina deve avere i requisiti della semplicità e della praticità. Un bel libro da ripiano, scaffale & affini.. deve avere il requisito della eleganza, del saper comunicare serenità e deve far figura.. un libro da comodino invece deve riflettere il tuo animo ed i tuoi sogni. Fatta questa premessa.. passiamo alle foto..un buon libro di favole deve avere illustrazioni che sappiano catturare l’attenzione e far scattare la fantasia.. un libro di cucina che abbia foto fatte artisticamente e siano studiate nei dettagli catturo un lampo, un attimo fuggente, spesso deprime, spesso si fa ammirare.. . Arte una..arte l’altra. In un mondo di effimero e di faccio anch’io cio’ che fai tu perchè così ho visibilità.. fare le foto è il minimo..A volte bastano poche parole per far comprendere come qualcosa dev’essere confezionato.. L’ho scritto già in un altro post : mi piace questo blog perchè non ci sono foto.. è umano. Lo sento accessibile. Non sono capace di fotografare, nella mia mente pero’ mille sono gli scatti di gusto, di odore, di sapore.. ma sono miei. E come tali cerco di trasmetterli quando cucino. Cucina è tempo, passione ed amore.. non può esssere anche food-o-grafia.. e dove lo si trova il tempo?? Ma vi ricordate che per anni siamo stati felici riproponendo i piatti le cui ricette erano scritte sul retro delle cartine del lievito, della scatola dell pasta, tramandate su pizzini unti e scarabocchiati di uno dell’altro?? Le foto, lasciamole ai libri che hanno la sola funzione di immagine..o di spiegazione (perchè certi passaggi solo vedendoli si comprendono e, non essendo più chi fa da guida per imparare a cucinare, molto spesso, le foto-sequenza sono una benedizione..).
    Ho scritto di getto..ma è il pensiero che mi frulla e riflulla da quando ho letto il post.
    Ciao
    Clelia

    clelia

    11/02/2011 at 22:33

    • quante considerazioni da pensarci su avete lasciato.
      io ho visto sia bellissimi libri con foto sia bellissimi libri senza foto (bello come buono e giusto e utile ecc..).
      a me le foto piacciono, ma devono essere parte logica integrante del progetto editoriale libro e non seplicemente ricetta + foto. devono essere personali (per quanto possibile: nessuno crea e tutti copiano, ma si deve “copiare in modo creativo”), e in qualche modo in rapporto “vivo” con l’oggetto rapresentato.
      l’ho gia’segnalato lo so, ma ribadisco: foto cosi’ valgono oro:
      http://www.jaketilson.com/12kitchens/uk/index.htm
      in realta’ a me piacciono anche moltissime di queste foto:
      http://www.donnahay.com.au/recipes (e tra altro a me piace molto il suo stile diretto e chiaro di scrivere le ricette)
      avevo semplicemente osservato che molte foto su blog e libri italiani mi appaiono senza vita, perche’ prive di uno stile originale e di chiara derivazione da modelli rappresentativi altrui, senza rielaborazione originale. lei ad esempio ha scelto uno stile minimal sicuramente “non originale”, ma poi la rielaborazine del tema e’ molto personale. mi sembra,: l’uso della cornice tipo polaroid, il fuori fuoco, certe imperfezioni di scatto che fanno diventare la foto vera e interessante…
      …io mi pongo lo stesso problema riguardo alla scritura delle ricette (e infatti a distanza di tempo molte mie cose non mi piacciono per nulla)… percorso appassionante e non facile. comunque alla fine si tratta solamente di opinioni personali e si entra veramente nel “mi piace/non mi piace” e quindi hanno tutti ragione.

      stefano arturi

      14/02/2011 at 22:33

  6. E’ innegabile che foto come quelle di Donna Hay comunichino un’idea di freddezza: persino gli sbafi di cioccolata o le briciole sull’immancabile tovagliolo di lino ripiegato sembrano fatti ad arte.
    E’ una fotografia che è piuttosto lontana dalla realtà vera di ciò che viene fotografato, il cibo e la cucina, che raramente sono immersi in contesti tanto asettici ed esteticamente perfetti.
    A parte casi clinici ad entrambe le estremità (di chi cucina nel delirio e di chi invece fa della cucina una mezza sala chirurgica), mediamente quando si cucina si fa casino, si sporca, sulle teglie ci sono macchie di sugo, chiazze di unto, i bordi delle pirofile si sporcano, le composizioni sono sghembe e via dicendo.
    Detto ciò, basta accettare la qualità “patinata” di questo genere di fotografia come una sorta di convenzione: sappiamo bene tutti che nelle nostre cucine le cose non stanno così, che quella foto non ritrae la vita vera, immediata, che si svolge qui, ora, sul mio tavolo, nel mio piatto, sopra i miei fornelli.
    Ma quella foto è esteticamente bella, curata, e per alcuni è un’esperienza appagante osservarla e goderne.
    E’ un po’ il ritratto dell’idea platonica del cibo, se così si può dire, ecco.
    Io personalmente non disdegno le foto eleganti, curate: anche quelle del bellissimo sito di Nigel Slater lo sono, e molto; con la differenze che queste ultime – a differenze di quelle stile Donna Hay – non sono leziose, ecco. Secondo me questo è il punto, almeno per me: l’eleganza e la cura possono non comunicarmi calore e vitalità ma appagano nondimeno, indubbiamente, un certo mio gusto estetico sensibile alla simmetria, all’armonia; la leziosità invece mi urta: nelle foto, nei testi, negli approcci, in generale.

    Duck

    10/02/2011 at 22:33

  7. Ciao Maite
    sicuramente andro’ a sfogliare, io sono sempre alla ricerca di cose nuove… Hai ragione: de gustibus.
    Sono convinto che crediate nella qualita’ del lavoro e che ci mettiate passione: elementi fondamentali per fare un libro.
    NON ho mai detto di aver aperto i vostri libri, dal post risulta chiaro. Ho espresso un giudizio sulle foto del sito. E’ sufficiente per avere una opinione sulle vostre foto e sul vostro stile oppure il nuovo libro rappresenta una svolta radicale di approccio?
    Non e’ la singola foto a non piacermi, ma lo tutto lo stile. e anche questo risulta chiaro dal post, mi sembra. Se non lo e’, mi scuso. Non mi piace quello stile perche’ , per me, le foto di food dovrebbere essere meno “perfette” ma piu’ “vive”. Ho preso lo spunto dalle vostre voto per porre una domanda piu’ generale: cosa pensate (o voi duo e tre amici che mi seguite) dell’argomento?
    Le differenze di opinione non possono che arricchire. Io sono contento di avere scoperto il vostro sito: piu’ conosco, che mi piaccia oppure no (e ci sono molte altre cose che sul vostro sito mi piacciono – layout, certi font, come sono scritte molte cose ecc..), piu’ mi arricchisco.
    ciao e, sinceramente, buona fortuna al nuovo libro
    ciao
    stefano

    stefano arturi

    10/02/2011 at 22:33

  8. Caro Stefano,
    mi dispiace che le foto (o la foto, almeno quella che indichi sul nostro sito) non ti piacciano, i gusti del resto sono gusti e non si discutono. Ti inviterei però, se ne hai voglia, ad aprirli davvero i nostri due libri, prima di fartene veramente un’idea e/o di esprimerne un giudizio. Noi crediamo nella qualità del nostro lavoro e persino nella sua originalità.
    Maite

    maite_i calicanti

    09/02/2011 at 22:33


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