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Quanto basta di cucina & altro

La cucina francese fa parte dell’Unesco + ma anche viva la pizza!

with 4 comments

Tutto nasce dalla lettura di questo articolo. Vi consiglio anche di leggere i commenti. Non lo sapevo: l’Unesco ha nel 2010 inserito la cucina francese nella lista del suo patrimonio. I francesi sono molto piu’ bravi di noi a promuovere le loro cose. Certamente vantano poi anche primati di cui forse non sono molto fieri, come questo. A me la cucina francese piace molto e chi dice che “e’ solamente burro e panna”, evidentemente non la conosce.  Ma come dice uno dei commenti all’articolo, se poi andiamo a guardare la cucina “bassa” e “popolare”, non per fare classifiche, ma mi sembra di poter affermare che e’ il modello italiano ad avere vinto: e’ la pizza (e in parte anche la pasta) ad aver  veramente conquistato il mondo. Slow food, altro fenomeno mondiale, di cui forse ancora in Italia si parla poco e di cui non si valorizza l’importanza a sufficienza, e’ italiano.

Written by stefano arturi

02/02/2011 at 22:33

4 Responses

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  1. beh… ebbravi i francesi…. i nostri cugini d’oltralpe saranno anche dei fanatici un po’ spocchiosi, ma sanno fare bene il loro lavoro… molto meglio di noi italiani furbacchioni ma c….oni…. alla fine per badare allo spennamento turistico del giorno per giorno, non siamo proprio in grado di investire sulla promozione e la reale miglioria dei nostri servizi… della serie meglio un uovo oggi… e loro con le uova ci fanno le crepes e diventano pure patrimonio unesco… t’è capì…

    n.

    07/02/2011 at 22:33

    • concordo pienamente. Loro sono bravi a valorizzare bene il loro comunque fantastico patrimonio gastronomico… noi meno. quanto ai nostri servizi (in campo turistico/recettivo), a parte alcune eccezioni di eccellenza (modello romagnolo, quello trentino)… io manderei un sacco di ristoratori a farsi la stagione …in romagna appunto, a capire come si tratta il turista/ospite.

      stefano arturi

      07/02/2011 at 22:33

  2. ah ah ah,,, effettivamente, come fa notare articolo, tono molto borioso. ma, a onor del vero, ad esempio una cosa che ho sempre trovato buonissima in qualunque parte della francia: pane & co… ovunque pane e croissant e viennoiserie da urlo. cosi come charcuterie, pate e formaggio.
    devo ammettere che, sapendo scegliere, io ultimamente mangiato meglio a londra che a parigi.
    pero’ chapeau a loro per essere riusciti in questa impresa, che avra’ un grande ritorno di immagine, penso.
    s

    stefano arturi

    03/02/2011 at 22:33

  3. Leggendo l’articolo la boria dei francesi ha infestato la mia cucina e ancora non se ne vuole andare (non abbiatene a male, ma noi piemontesi proprio non li digeriamo).

    Sono d’accordo su tutta la linea: tutto dipende da quanto vogliamo spendere; in una trattoria italiana qualunque, escludendo magari le grandi città (ma pensate all’idea di entrare a caso in un’osteria della “bassa”), la probabilità di mangiare male è molto più bassa di una qualunque eatery in Francia e questo è un dato di fatto.

    Aggiungo un elemento, la dieta mediterranea è patrimonio dell’umanità, nel senso dell’uso di quegli ingredienti lì, poi il come miscelarli diventa faccenda troppo complicata per poterla dirimere nel dettaglio; mi spiego, è difficile definire la cucina italiana, essendo infinitamente variegata, confrontando ad esempio la cucina di bergamo e di messina sembra di essere in continenti diversi e invece…

    Per concludere, le cose preziose sono quelle che si fa fatica a scoprire e, con un po’ di snobbismo, lo ammetto, non miro all’italianità a tutti i costi (soprattutto se poi significa il ketchup sulla pizza!)

    mjkmi

    03/02/2011 at 22:33


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