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Quanto basta di cucina & altro

Stop alla corrida + le bistecche rimangono scandalose

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Hanno abolito la corrida in Catalonia. Gianni Clerici ha scritto questo bel articolo. Tanto più ricco se lo si legge alla luce di questo. Dubito che in Spagna le condizioni siano nettamente migliori.Condivido in parte la posizione di Clerici: vietiamo che venga uccisa qualche centinaia di tori all’anno (suppongo) ma poi acconsentiamo che milioni di animali (quelli che ci finiscono in pancia) vivano e muoiano in condizioni tragiche. Tutti gli animali sono uguali, ma alcuni sono piu’uguali degli altri dunque. Questo stesso doppio binario vale anche, ricordo, per l’annosa questione “tonno”: i delfini sono piu’ protetti dei tonni. Dove e’ la logica?

Allo stesso tempo, sono contento che la corrida sia stata abolita. Clerici la descrive come  “… rito in cui l´uomo si ritrova di fronte a quello che rappresenta, insieme, la brutalità e la morte, e riesce a sconfiggerle, con il coraggio, l´intelligenza, il dominio di sé”.
Ma e’ veramente così? Mi chiedo cioè se il toro e l’uomo combattano alla pari? Se così fosse, accetterei il duello.
Se il toro e’ invece statisticamente comunque destinato a perdere, a me non sta bene. Che un maschio  debba guadagnarsi la propria virilita’ e l’ingresso nel mondo degli adulti attraverso l’ammazzamento “rituale” (per il torero, per il toro si tratta di “morte” pura e semplice) di un animale che di fatto non combatte ad armi pari, per quanto culturalmente risonante ed emotivamente potente  possa essere quel rito, a me non piace: e’ ingiusto.

Detto cio, ripeto, Clerici ha anche ragione:  a monte una grossa ipocrisia. I tori non possono essere uccisi, ma va bene se poi alleviamo i nostri animali da tavola in modo ignobile.

Written by stefano arturi

29/07/2010 at 22:33

Posted in carne, Varie & Eventuali

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2 Responses

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  1. Bene detto. grazie. s

    stefano arturi

    30/07/2010 at 22:33

  2. Non potrei essere più d’accordo. Ho accolto la notizia con soddisfazione, ho sempre pensato che la corrida sia uno degli spettacoli/riti nazionali più illogici che ci siano. L’animale si uccide per nutrirsene, eventualmente, e con modalità consapevoli e rispettose, civili, non in quel modo barbaro, sottoponendolo prima a provocazioni, poi a una lenta agonia: ho in mente certi tori con la groppa insanguinata trafitta da banderillas, che continuano a combattere, disperatamente, mentre il pubblico ride, applaude, si esalta e li spaventa e li disorienta con i loro fischi. Uno spettacolo che per me, oggi, non ha giustificazioni, né religiose, né rituali né di altro tipo. Si ciancia di onore, di rispetto per l’animale e si dimentica che quell’animale lotta solo perché provocato, ferito, tormentato fino alla follia.
    Quanto agli altri animali, quelli degli allevamenti/lager è una realtà disgustosa e inquietante. Spero venga un giorno in cui se ne possa parlare al passato, come di una manifestazione deteriore ma dimenticata di un modo distorto, disonesto e barbaro di servirsi degli animali.

    Duck

    30/07/2010 at 22:33


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